Nicola Orazzini sulla situazione fiscale delle imprese italiane: “Non tassiamo l’impresa ma tassiamo solo i soci quando incassano i dividendi”

La fiscalità sull’impresa è molto elevata. Inoltre il sistema fiscale sembra fatto apposta per rendere difficile la vita al contribuente.

Bisogna rendersi conto che il reddito di un’impresa in funzionamento non è un “reddito-entrata” (facilmente accertabile come quello di un lavoratore dipendente) ma è il frutto della politica di bilancio, a sua volta una costruzione intellettuale che presenta ampi spazi di discrezionalità.

Io penso che dovremmo tassare il reddito d’impresa quando esso diventa “reddito-entrata” per i sui beneficiari. Quindi dobbiamo tassarlo in capo a questi e non in capo all’impresa.

Penso ad un sistema nel quale l’impresa non DEVE PAGARE NESSUNA IMPOSTA SUL REDDITO.

Tale sistema stimolerebbe l’autofinanziamento e incoraggerebbe il processo di formazione del capitale proprio, di cui le imprese del nostro Paese – forse anche a motivo di un sistema fiscale che lo ha sempre disincentivato – ha una carenza dannosa e strutturale. Abbiamo bisogno di imprese più forti per competere sui mercati globali? “Mettere l’impresa al centro degli interessi del Paese” non è uno slogan vuoto?

Allora perché non attuare un intervento radicale? Semplificare radicalmente gli adempimenti delle imprese perché potrebbero essere esentate dalla dichiarazione dei redditi e incentivare la formazione del capitale proprio, affinché siano più forti e più capaci di investire – in ricerca e sviluppo in modo particolare.

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