Nicola Orazzini: “Il principale obiettivo della politica economica? La piena occupazione”

Da molti anni l’Italia cresce poco (meno degli altri Paesi Europei) e non riesce a creare i posti di lavoro necessari a dare occupazione a tutti.

Più che continuare a discutere sulle cause e a ricercare i colpevoli, converrebbe esaminare i possibili rimedi. Potremmo, per iniziare, chiederci di quanto dobbiamo crescere per rendere credibile e raggiungibile l’obiettivo della piena occupazione.

La risposta chiama in causa la produttività del lavoro, intesa come quantità di produzione per addetto nell’unità di tempo considerata.

La produttività dipende dall’organizzazione del lavoro, dall’innovazione dei processi produttivi, dal tipo di materia prima utilizzata e da molti altri fattori. È chiaro che l’incremento di produttività non è identico per tutti i settori e non è uniforme nel tempi. Ci sono settori a forte incremento di produttività perché molto aperti all’innovazione (si pensi alla narrazione che si fa dell’Industria 4.0) e settori in cui gli incrementi di produttività sono molto bassi o nulli (si pensi ai servizi alla persona in cui esiste un rapporto strettamente personale tra il lavoratore ed il beneficiario delle sue prestazioni).

Prendendo spunto da un grave fatto di cronaca (disastro ferroviario in Puglia) viene anche da chiedersi come si inquadri la permanenza di una rete ferroviaria ad un solo binario, in cui non si capisce come possa non esistere un sistema di blocco automatico in caso di permanenza di convogli in direzione opposta, con i grandi temi della agenda digitale, della banda larga e del digital divide in generale. Forse la credibilità sui grandi progetti di trasformazione la si potrebbe conquistare iniziando con poco: un sistema di blocco o di semafori successivi innescato da un piccolo computer fisso.

Se in un’impresa quello che ieri veniva fatto da 100 operai viene fatto da 97 operai per effetto del progresso tecnologico, per mantenere l’occupazione occorre creare tre nuovi posti di lavoro, aumentando la produzione o diversificando le attività. Quindi, nell’esempio fatto, se la produttività media del sistema economico aumenta del 2% all’anno, occorrerebbero due punti percentuali di crescita solo per mantenere l’occupazione pre-esistente.

Ecco perché non ha senso applaudire alle variazioni di un decimo di punto. Non sono importanti se non per indicare una mutazione di segno o l’avvio di una tendenza. Ma quello che serve è poter programmare e mantenere un tasso di crescita superiore ai due punti per diversi anni.

Né si può immaginare di rinunciare alle innovazioni che apportano incrementi di produttività al solo scopo di mantenere l’occupazione. Sarebbe un suicidio: perderemmo competitività in un mercato ormai diventato sempre più connesso, integrato e globale.

Dobbiamo puntare senza sosta su ricerca e innovazione al fine di far crescere la produttività media del nostro sistema economico per sostenere la competizione globale e difendere il tasso di occupazione.

Di certo l’innovazione non può fermarsi anche se sarà necessario discutere sulla distribuzione dei benefici prodotti dal sistema.

Questo è il compito della politica. Della buona politica che saprà mettere al centro delle proprie riflessioni e dei propri programmi queste analisi. Quando saprà spiegare e rendere visibile la struttura della società e l’assetto del potere.

Nicola Orazzini: “Senza credito a lungo termine l’impresa non può costruire il futuro”

Nicola Orazzini, affermato professionista del settore consulenziale, sostiene che per vivere e prosperare ordinatamente, l’impresa necessiti di adeguati mezzi finanziari coerenti con le sue caratteristiche alla durata degli investimenti e ai tempi di rientro, alla struttura dei costi e alla variabilità dei ricavi. Il finanziamento dell’impresa non è un problema solo di quantità ma di ottenimento di forme adeguate per durata e modalità di rimborso ai programmi che intende realizzare. L’impresa ha la necessità di operare in un contesto che le consenta di costruirsi la struttura finanziaria in linea con le sue esigenze e di modificarla rapidamente al mutare di quelle esigenze. Manca oggi in Italia un assetto finanziario in grado di offrire alle imprese una varietà di forme di finanziamento a medio e lungo termine. Nicola Orazzini, Amministratore di L.M. Consult S.r.l., è convinto che il credito a lungo termine, rimborsabile periodicamente in linea con l’andamento del fabbisogno e dei ricavi, sia praticamente scomparso. Il credito a lungo termine è pressoché sparito perché nelle banche universali ha prevalso la cultura del breve termine propria delle banche di credito ordinario che, per evidenti ragioni, hanno finito per costituire il nucleo centrale dell’organizzazione delle banche universali. Nicola Orazzini è convinto che serva stimolare la formazione di capitale proprio, anche attraverso meccanismi di tipo fiscale, ma bisogna inoltre favorire la possibilità di reperire risorse stabili di finanziamento anche attraverso la messa in campo di forme di credito intermedie tra debito e capitale, i cosiddetti prestiti partecipativi.