Nicola Orazzini e la questione Golden Rice, OGM in grado di combattere la fame nel mondo

Pochi giorni fa cento premi Nobel hanno inviato ai governi di tutto il mondo un documento in cui chiedono agli ambientalisti di riconoscere i risultati degli organismi scientifici competenti e di rinunciare alla loro campagna contro il Golden Rice e gli OGM in generale. Nicola Orazzini, esperto consulente finanziario, è convinto che se un così alto numero di premi Nobel scientifici ha deciso di firmare il “Support Precision Agriculture” è perché considerano gli OGM come alimenti sicuri, ecologici e di importanza fondamentale per gli agricoltori più piccoli. Gli scienziati sono convinti che gli alimenti migliorati tramite le biotecnologie siano assolutamente sicuri e le loro critiche sono indirizzate a Greenpeace, l’associazione che ferocemente si oppone al Golden Rice, il riso arricchito di vitamina A con il potenziale per ridurre al minimo o addirittura eliminare la maggior parte dei decessi e delle malattie. Il “riso dorato” è una varietà di riso (Oryza sativa) prodotto attraverso ingegneria genetica in grado di sintetizzare il beta-carotene nelle parti commestibili dell’alimento. L’idea è quella di fornire in modo gratuito questo riso geneticamente modificato agli agricoltori poveri di tutto il mondo, così da garantire loro una produzione di cibo con un più alto apporto di vitamina A. La carenza di questo elemento nelle diete di molte popolazioni è la causa di morte che colpisce circa 250 milioni di individui nel mondo, 100 milioni dei quali sono bambini (circa il 40%). A fronte di tali statistiche, i cento firmatari accusano gli attivisti di Greenpeace di muovere un’opposizione contraddetta dai fatti e basata solamente su dogmi ed emozioni. Dopo aver analizzato la questione, Nicola Orazzini, in totale allineamento con il pensiero degli scienziati, propone un collegamento tra due gruppi di argomenti apparentemente lontani fra loro. Il primo gruppo comprende: il tema OGM; l’uso dell’energia nucleare, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, in modo da rendere possibile a costi accessibili il dissalamento dell’acqua del mare per irrigare e rendere coltivabili terreni incolti; la disponibilità di farmaci di base, per troppi anni coperti da brevetti internazionali, a centinaia di milioni di persone povere; una campagna di vaccinazione per tutti i bambini dei Paesi poveri del mondo. Nel secondo gruppo: il fondamentalismo religioso, il terrorismo a base religiosa e la guerra per esportare la democrazia. Nicola Orazzini si chiede se si possa evitare che alcune centinaia di milioni di bambini debbano morire di fame per l’assenza dei farmaci di base, per la mancanza di vaccini che li proteggano da epidemie (alle nostre latitudini ormai dimenticate) e se questi bambini possano iniziare a leggere qualche libro e studiarne alcuni iniziando ad acquisire i rudimenti di un pensiero critico a base scientifica. Se qualcuno di essi possa esprimere il proprio potenziale per riuscire ad utilizzare le risorse delle proprie nazioni. Forse il modo migliore per esportare la democrazia sarebbe riuscire a salvare i bambini che muoiono di fame e a causa dell’assenza di farmaci di base. Il metodo più corretto di occuparsi dell’ambiente dovrebbe favorire la disponibilità di risorse elementari affinché le persone possano studiare, mentre per quanto riguarda l’accoglienza e l’integrazione bisognerebbe diffondere la cultura scientifica, ovvero l’unico scudo efficiente contro il fanatismo e l’oscurantismo religioso. Probabilmente la via migliore per difendere i diritti delle donne dovrebbe essere quella di rispettare le loro scelte dopo aver consentito loro di studiare e quindi decidere le proprie traiettorie di vita. A tal proposito, sarebbe opportuna una valutazione ponderata sul contesto in cui ci troviamo: siamo effettivamente in guerra? Si tratta di una guerra di religione? Serve una risposta militare agli attacchi subiti? La risposta più efficace al terrorismo internazionale potrebbe risiedere proprio nella questione del Golden Rice e quindi nel cominciare a nutrire queste popolazioni.

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