e-partecipation: Nicola Orazzini, fondatore di AreALibera, sul bilancio partecipativo di Lichtenberg

Prende piede anche in Italia la e-partecipation, una pratica che vede sempre più cittadini partecipare attivamente alle scelte politiche con il supporto di Internet e di altre tecnologie telematiche. In Toscana è già entrato in funzione AreALibera, il primo social civile ideato e sviluppato da Nicola Orazzini che si propone come una piazza virtuale dove cittadini e Amministratori Pubblici possono confrontarsi, scambiarsi opinioni e idee. L’applicativo è il risultato di anni di studio che hanno portato il professionista e i suoi collaboratori a specializzarsi nell’ambito, analizzando la diffusione di tali pratiche anche nel contesto europeo, dove si sono affermate da diverso tempo, in qualche caso arrivando anche a influenzare le decisioni politiche.

Premesso che a una valutazione positiva di tali pratiche contribuiscono sia l’analisi dello stato dell’arte delle attività sia le soluzioni apportate dai soggetti privati, Nicola Orazzini cita come esempio il bilancio partecipativo del distretto di Lichtenberg di Berlino. Il progetto, risalente al 2003, è stato attuato per la prima volta negli anni 2005-2006. Dei circa 504 milioni di Euro a disposizione in bilancio, i cittadini furono coinvolti nella allocazione di 30 milioni: il successo dell’esperimento costrinse a istituzionalizzarlo e negli anni seguenti sempre più cittadini vi aderirono. Il progetto si basa su un mix di differenti strumenti che includono media online e canali di informazione tradizionali offline. L’elemento centrale del processo, osserva Nicola Orazzini, è la piattaforma http://www.buergerhauhalt-Lichtenberg.de che fornisce indicazioni sulle diverse aree del budget, gli stadi del processo, i report e i risultati. Un calcolatore di budget permette di sperimentare gli effetti delle varie scelte e apprendere le relazioni tra i differenti fondi a disposizione di ogni area.

Come AreALibera, la piattaforma permette il confronto tra i cittadini e i politici locali. Un team di moderatori supporta i partecipanti e garantisce un livello costruttivo della discussione. Nella sua analisi Nicola Orazzini evidenzia che nel 2005/2006 circa 400 proposte furono portate avanti e 37 vennero effettivamente realizzate dalla amministrazione locale. Anche AreALibera, pensato per incentivare l’interesse e la partecipazione dei cittadini alla vita politica conciliandoli con le esigenze istituzionali di accountability e di responsiveness, inizialmente viene sviluppato in un contesto locale. Una scelta voluta, come ha spiegato il professionista, secondo il quale la democrazia trae le sue fondamenta proprio dalla politica locale: ecco perché contribuire a migliorarla significa potenziare il sistema democratico nell’intero Paese.

Annunci

Nicola Orazzini: AreALibera e la crescente importanza dell’e-partecipation in Europa

In questi ultimi anni diversi studi si sono concentrati sulla e-partecipation, il coinvolgimento tramite Internet e altre tecnologie telematiche dei cittadini alle scelte politiche all’interno delle istituzioni democratiche: lo evidenzia Nicola Orazzini, ideatore Di AreALibera, il primo social civile italiano che mette in collegamento cittadini e amministratori pubblici. Nella sua analisi, il professionista ne richiama tre: uno del 2008 di Albrecht sulla Germania, uno del 2009 di Panopoulu focalizzato su più Paesi dell’Ue e un terzo del 2009, condotto da Millard, che include vari livelli di governo e individua 255 casi in 23 Stati europei. Quest’ultimo, in particolare, tracciato su un gruppo che include cittadini e altri stakeholders a livello locale e nazionale, ha messo in evidenza l’aumento dell’attività di e-partecipation, mirata in maggior parte a fornire forme di deliberazione online. Nicola Orazzini sottolinea inoltre che per valutare l’efficacia di un sistema di e-partecipation bisogna tener conto sia dello stato dell’arte delle attività sia degli approcci e delle soluzioni più interessanti apportate anche dai soggetti privati. Tra i tanti casi, il manager evidenzia in particolare il sistema di petizioni online del parlamento scozzese come esempio di un processo democratico che permette ai cittadini di accedere facilmente al centro decisionale nazionale, influenzando anche l’agenda politica. Quattro sono i punti di forza di tale sistema secondo Nicola Orazzini: il grado di integrazione con le procedure e le istituzioni del parlamento, un alto livello di trasparenza, il miglioramento della possibilità di partecipazione e la rapidità di risposte alle richieste dei cittadini. Sviluppato dall’International Democracy Centre con il supporto di BT Scotland.m., fornisce uno strumento diretto per i politici eletti per stare in contatto con i cittadini aldilà del mero processo elettorale. L’importanza data a questo sistema anche dai politici scozzesi si evince dalla scelta di istituire un apposito Comitato Parlamentare con il compito di vagliare tutte le richieste sottoposte. Le discussioni all’interno del forum vengono moderate e il cittadino ha anche la possibilità di compilare un questionario valutativo sulla qualità del servizio in termini di usabilità, chiarezza ed efficacia complessiva. In questo quadro europeo l’Italia si inserisce attraverso AreALibera, il social civile progettato da Nicola Orazzini: una piazza virtuale dove i cittadini possono presentare, condividere e discutere idee e proposte con gli Amministratori Pubblici. La forza di tale applicativo è nella capacità di integrare il bisogno istituzionale di accountability e di responsiveness del sistema politico con le necessità di acquisizione di informazione e di partecipazione da parte di cittadini. Partito in Toscana, il progetto si sviluppa a livello locale, come fa notare Nicola Orazzini, perché la politica locale rappresenta l’unità di base della democrazia: un importante punto di partenza per migliorare il nostro Paese.

Il pensiero di Nicola Orazzini sulla “Dittatura del PIL”

Nicola Orazzini, stimato consulente finanziario alla guida di L.M. Consult S.r.l., si interroga sul concetto di “Dittatura del PIL”. Il PIL è il prodotto interno lordo e misura quanto un sistema economico nazionale produce su base annua. Risultato complessivo della capacità produttiva di un Paese, è un dato fondamentale della macroeconomia. Più precisamente, il PIL è il valore di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti in un Paese in un anno. Possiamo ritenere quindi il PIL come la ricchezza prodotta dal Paese, cioè il valore aggiunto, che è la differenza tra il valore della produzione totale e quello dei consumi intermedi necessari per ottenerla. Detto ciò, le domande che bisogna porsi sono le seguenti: il PIL misura veramente la ricchezza di una nazione e la sua capacità di produrne una certa quantità in un anno? È rimasto un’importante variabile statistica o è divenuto una misura attendibile del benessere di un Paese? Il PIL è ormai diventato una variabile centrale della nostra vita ed è impossibile non riprendere uno stralcio di un intervento di Robert Kennedy, tre mesi prima di cadere vittima di un attentato a Los Angeles, all’indomani della sua vittoria nelle elezioni primarie in California e in Dakota: “[…] Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori famigliari o l’intelligenza del nostro dibattere. Il PIL non misura né la nostra arguzia, né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra conoscenza, né la nostra compassione, né la devozione al nostro Paese. Misura tutto, in poche parole, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani”. Nicola Orazzini ci ricorda come il PIL sia diventato la misura del successo di un Paese e la cifra della sua forza economica. Un Paese è grande se è grande il suo PIL. È difficile credere che il PIL sia un indice credibile del benessere, perché è lecito dubitare che basti un numero a esprimere un concetto così complesso. Non è un difetto irrilevante il trascurare la qualità dell’aria che respiriamo e quella del tempo che viviamo. L’idea che il PIL sia un obiettivo da perseguire in modo assoluto e divenga il premio di una gara internazionale fa emergere una responsabilità diretta del medesimo PIL, un rischio insito nel suo stesso concetto. Il PIL è il prodotto di una intera nazione e viene considerato vincente il Paese che produce di più. Nicola Orazzini rifiuta l’idea che il nostro Paese possa stare meglio solo perché passa da un PIL di 1900 a uno di 1901 miliardi di Euro, mentre debba stare peggio se succede il contrario. È totalmente inaccettabile che il PIL sia la misura incontrastata del successo economico di una collettività e quasi la misura della sua felicità. Da qualche tempo alcuni studiosi e premi Nobel, come Stiglitz e Sen, consigliano di trovare il modo di disaccoppiare la ricchezza misurata in termini monetari dal benessere qualitativo delle persone. Un tentativo significativo di utilizzo di un indice complementare o alternativo è il BES (l’indice del benessere equo e sostenibile, elaborato da alcuni anni dall’Istat) come strumento di valutazione degli esiti attesi dalle politiche di bilancio dello Stato. In Italia, il Governo dovrà presentare una relazione sui progressi raggiunti in termine di benessere sociale e ambientale. Verranno scelti nuovi indicatori tra quelli che l’Istat monitora: troveremo quelli sull’occupazione, sulla condizione della donna, sull’accesso ai servizi sociali, sulla scolarizzazione, sulla salute, sulle emissioni inquinanti, sulla sicurezza del territorio e molti altri. Nicola Orazzini trova questa sperimentazione una conquista che ci consentirà di riflettere sulle parole di Kennedy pronunciate nel 1968 alla Kansas University: “Misura tutto eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta”.