Nicola Orazzini e “AreALibera”, strumento web 2.0 dedicato a politica e democrazia

Unire la sfera economica e democratica allo scopo di favorire lo scambio di idee, giudizi di valore, informazioni e opinioni legate al benessere pubblico: nasce con questo obiettivo “AreALibera”, un portale che ha l’ambizione di diventare il primo social civile italiano. Ideato da Nicola Orazzini,  il progetto parte dalla dimensione locale di Livorno. La startup creata, infatti, è iscritta alla CCIAA della città toscana e ha vinto il premio per la realizzazione della migliore app partecipando a un bando regionale. Alla base dell’idea un aspetto che non può essere sottovalutato: internet ha contribuito a un cambiamento della comunicazione e della politica, dilatando a dismisura le possibilità di contatto tra le persone. “AreALibera” vuole essere una sorta di crasi tra Facebook, Twitter e Skype con un obiettivo importante: fare in modo che i politici locali divengano “grandi ascoltatori”, oltre ad essere “grandi parlatori”. Un social dedicato completamente all’argomento, in grado di sostituire gli applicativi più tradizionali e raccogliere tutti i commenti in un’unica grande chat.

Nicola Orazzini: con AreALibera l’e-partecipation si sviluppa anche in Italia

Sempre più diffusa in Europa, l’e-partecipation, il coinvolgimento dei cittadini alle decisioni politiche attraverso Internet e altre tecnologie telematiche, sta prendendo piede anche nel nostro Paese. A sostenerlo è, tra gli altri, Nicola Orazzini, professionista del settore finanziario, uno dei primi a investire in tale pratica: ha infatti progettato AreALibera, il primo social civile che permette ai cittadini di interagire con gli operatori della Pubblica Amministrazione e agevola quindi il confronto su problematiche e progetti inerenti alla comunità locale. L’applicativo di Nicola Orazzini si inserisce quindi tra i modelli di e-partecipation che in altri Paesi sono in auge ormai da tempo, alcuni dei quali sono diventati oggetto di studio. Nel Regno Unito, ad esempio, nel 2004 il British NGO mySociety ha lanciato un portale che si configura come un canale di comunicazione tra i cittadini e i loro rappresentanti in Parlamento. L’idea nasce dalla consapevolezza che molte persone non conoscono chi le rappresenta politicamente o addirittura la struttura e i confini della propria amministrazione locale. Il sito raccoglie e fornisce un elevato numero di informazioni pubbliche, anche nei formati audio e video. Gli utilizzatori possono avviare dibattiti e inoltrare richieste. Non solo: attraverso uno specifico servizio gli utenti possono rivolgersi direttamente ai politici. Per garantire che siano messaggi incentrati su temi di pubblico interesse, devono essere firmati da almeno venticinque cittadini: le risposte dei parlamentari e il dibattito che ne scaturisce vengono pubblicati anche sul portale, a conoscenza di tutti. Nicola Orazzini sottolinea come tale strumento incrementi la trasparenza del sistema politico, stimolando anche la fiducia e l’impegno civico nella popolazione. Obiettivi a cui punta anche AreALibera, che ha esordito in Toscana ottenendo riscontri positivi. Una realtà locale, punto di partenza per migliorare la democrazia a livello nazionale e internazionale. Nicola Orazzini ne è convinto: la formazione di un’opinione pubblica attenta ai propri territori, interessata a prendere parte alla definizione delle loro politiche e propositiva inizia da Comuni, Province, Regioni e poi si estende all’intero Paese. Modelli e pratiche di e-partecipation non possono che contribuire efficacemente a questo scopo.

e-partecipation: Nicola Orazzini, fondatore di AreALibera, sul bilancio partecipativo di Lichtenberg

Prende piede anche in Italia la e-partecipation, una pratica che vede sempre più cittadini partecipare attivamente alle scelte politiche con il supporto di Internet e di altre tecnologie telematiche. In Toscana è già entrato in funzione AreALibera, il primo social civile ideato e sviluppato da Nicola Orazzini che si propone come una piazza virtuale dove cittadini e Amministratori Pubblici possono confrontarsi, scambiarsi opinioni e idee. L’applicativo è il risultato di anni di studio che hanno portato il professionista e i suoi collaboratori a specializzarsi nell’ambito, analizzando la diffusione di tali pratiche anche nel contesto europeo, dove si sono affermate da diverso tempo, in qualche caso arrivando anche a influenzare le decisioni politiche.

Premesso che a una valutazione positiva di tali pratiche contribuiscono sia l’analisi dello stato dell’arte delle attività sia le soluzioni apportate dai soggetti privati, Nicola Orazzini cita come esempio il bilancio partecipativo del distretto di Lichtenberg di Berlino. Il progetto, risalente al 2003, è stato attuato per la prima volta negli anni 2005-2006. Dei circa 504 milioni di Euro a disposizione in bilancio, i cittadini furono coinvolti nella allocazione di 30 milioni: il successo dell’esperimento costrinse a istituzionalizzarlo e negli anni seguenti sempre più cittadini vi aderirono. Il progetto si basa su un mix di differenti strumenti che includono media online e canali di informazione tradizionali offline. L’elemento centrale del processo, osserva Nicola Orazzini, è la piattaforma http://www.buergerhauhalt-Lichtenberg.de che fornisce indicazioni sulle diverse aree del budget, gli stadi del processo, i report e i risultati. Un calcolatore di budget permette di sperimentare gli effetti delle varie scelte e apprendere le relazioni tra i differenti fondi a disposizione di ogni area.

Come AreALibera, la piattaforma permette il confronto tra i cittadini e i politici locali. Un team di moderatori supporta i partecipanti e garantisce un livello costruttivo della discussione. Nella sua analisi Nicola Orazzini evidenzia che nel 2005/2006 circa 400 proposte furono portate avanti e 37 vennero effettivamente realizzate dalla amministrazione locale. Anche AreALibera, pensato per incentivare l’interesse e la partecipazione dei cittadini alla vita politica conciliandoli con le esigenze istituzionali di accountability e di responsiveness, inizialmente viene sviluppato in un contesto locale. Una scelta voluta, come ha spiegato il professionista, secondo il quale la democrazia trae le sue fondamenta proprio dalla politica locale: ecco perché contribuire a migliorarla significa potenziare il sistema democratico nell’intero Paese.

Nicola Orazzini: AreALibera e la crescente importanza dell’e-partecipation in Europa

In questi ultimi anni diversi studi si sono concentrati sulla e-partecipation, il coinvolgimento tramite Internet e altre tecnologie telematiche dei cittadini alle scelte politiche all’interno delle istituzioni democratiche: lo evidenzia Nicola Orazzini, ideatore Di AreALibera, il primo social civile italiano che mette in collegamento cittadini e amministratori pubblici. Nella sua analisi, il professionista ne richiama tre: uno del 2008 di Albrecht sulla Germania, uno del 2009 di Panopoulu focalizzato su più Paesi dell’Ue e un terzo del 2009, condotto da Millard, che include vari livelli di governo e individua 255 casi in 23 Stati europei. Quest’ultimo, in particolare, tracciato su un gruppo che include cittadini e altri stakeholders a livello locale e nazionale, ha messo in evidenza l’aumento dell’attività di e-partecipation, mirata in maggior parte a fornire forme di deliberazione online. Nicola Orazzini sottolinea inoltre che per valutare l’efficacia di un sistema di e-partecipation bisogna tener conto sia dello stato dell’arte delle attività sia degli approcci e delle soluzioni più interessanti apportate anche dai soggetti privati. Tra i tanti casi, il manager evidenzia in particolare il sistema di petizioni online del parlamento scozzese come esempio di un processo democratico che permette ai cittadini di accedere facilmente al centro decisionale nazionale, influenzando anche l’agenda politica. Quattro sono i punti di forza di tale sistema secondo Nicola Orazzini: il grado di integrazione con le procedure e le istituzioni del parlamento, un alto livello di trasparenza, il miglioramento della possibilità di partecipazione e la rapidità di risposte alle richieste dei cittadini. Sviluppato dall’International Democracy Centre con il supporto di BT Scotland.m., fornisce uno strumento diretto per i politici eletti per stare in contatto con i cittadini aldilà del mero processo elettorale. L’importanza data a questo sistema anche dai politici scozzesi si evince dalla scelta di istituire un apposito Comitato Parlamentare con il compito di vagliare tutte le richieste sottoposte. Le discussioni all’interno del forum vengono moderate e il cittadino ha anche la possibilità di compilare un questionario valutativo sulla qualità del servizio in termini di usabilità, chiarezza ed efficacia complessiva. In questo quadro europeo l’Italia si inserisce attraverso AreALibera, il social civile progettato da Nicola Orazzini: una piazza virtuale dove i cittadini possono presentare, condividere e discutere idee e proposte con gli Amministratori Pubblici. La forza di tale applicativo è nella capacità di integrare il bisogno istituzionale di accountability e di responsiveness del sistema politico con le necessità di acquisizione di informazione e di partecipazione da parte di cittadini. Partito in Toscana, il progetto si sviluppa a livello locale, come fa notare Nicola Orazzini, perché la politica locale rappresenta l’unità di base della democrazia: un importante punto di partenza per migliorare il nostro Paese.

Il pensiero di Nicola Orazzini sulla “Dittatura del PIL”

Nicola Orazzini, stimato consulente finanziario alla guida di L.M. Consult S.r.l., si interroga sul concetto di “Dittatura del PIL”. Il PIL è il prodotto interno lordo e misura quanto un sistema economico nazionale produce su base annua. Risultato complessivo della capacità produttiva di un Paese, è un dato fondamentale della macroeconomia. Più precisamente, il PIL è il valore di mercato di tutti i beni e servizi finali prodotti in un Paese in un anno. Possiamo ritenere quindi il PIL come la ricchezza prodotta dal Paese, cioè il valore aggiunto, che è la differenza tra il valore della produzione totale e quello dei consumi intermedi necessari per ottenerla. Detto ciò, le domande che bisogna porsi sono le seguenti: il PIL misura veramente la ricchezza di una nazione e la sua capacità di produrne una certa quantità in un anno? È rimasto un’importante variabile statistica o è divenuto una misura attendibile del benessere di un Paese? Il PIL è ormai diventato una variabile centrale della nostra vita ed è impossibile non riprendere uno stralcio di un intervento di Robert Kennedy, tre mesi prima di cadere vittima di un attentato a Los Angeles, all’indomani della sua vittoria nelle elezioni primarie in California e in Dakota: “[…] Il PIL non tiene conto della salute delle nostre famiglie, della qualità della loro educazione o della gioia dei momenti di svago. Non comprende la bellezza della nostra poesia, la solidità dei valori famigliari o l’intelligenza del nostro dibattere. Il PIL non misura né la nostra arguzia, né il nostro coraggio, né la nostra saggezza, né la nostra conoscenza, né la nostra compassione, né la devozione al nostro Paese. Misura tutto, in poche parole, eccetto ciò che rende la vita veramente degna di essere vissuta. Può dirci tutto sull’America ma non se possiamo essere orgogliosi di essere americani”. Nicola Orazzini ci ricorda come il PIL sia diventato la misura del successo di un Paese e la cifra della sua forza economica. Un Paese è grande se è grande il suo PIL. È difficile credere che il PIL sia un indice credibile del benessere, perché è lecito dubitare che basti un numero a esprimere un concetto così complesso. Non è un difetto irrilevante il trascurare la qualità dell’aria che respiriamo e quella del tempo che viviamo. L’idea che il PIL sia un obiettivo da perseguire in modo assoluto e divenga il premio di una gara internazionale fa emergere una responsabilità diretta del medesimo PIL, un rischio insito nel suo stesso concetto. Il PIL è il prodotto di una intera nazione e viene considerato vincente il Paese che produce di più. Nicola Orazzini rifiuta l’idea che il nostro Paese possa stare meglio solo perché passa da un PIL di 1900 a uno di 1901 miliardi di Euro, mentre debba stare peggio se succede il contrario. È totalmente inaccettabile che il PIL sia la misura incontrastata del successo economico di una collettività e quasi la misura della sua felicità. Da qualche tempo alcuni studiosi e premi Nobel, come Stiglitz e Sen, consigliano di trovare il modo di disaccoppiare la ricchezza misurata in termini monetari dal benessere qualitativo delle persone. Un tentativo significativo di utilizzo di un indice complementare o alternativo è il BES (l’indice del benessere equo e sostenibile, elaborato da alcuni anni dall’Istat) come strumento di valutazione degli esiti attesi dalle politiche di bilancio dello Stato. In Italia, il Governo dovrà presentare una relazione sui progressi raggiunti in termine di benessere sociale e ambientale. Verranno scelti nuovi indicatori tra quelli che l’Istat monitora: troveremo quelli sull’occupazione, sulla condizione della donna, sull’accesso ai servizi sociali, sulla scolarizzazione, sulla salute, sulle emissioni inquinanti, sulla sicurezza del territorio e molti altri. Nicola Orazzini trova questa sperimentazione una conquista che ci consentirà di riflettere sulle parole di Kennedy pronunciate nel 1968 alla Kansas University: “Misura tutto eccetto ciò che rende la vita degna di essere vissuta”.

Nicola Orazzini e la questione Golden Rice, OGM in grado di combattere la fame nel mondo

Pochi giorni fa cento premi Nobel hanno inviato ai governi di tutto il mondo un documento in cui chiedono agli ambientalisti di riconoscere i risultati degli organismi scientifici competenti e di rinunciare alla loro campagna contro il Golden Rice e gli OGM in generale. Nicola Orazzini, esperto consulente finanziario, è convinto che se un così alto numero di premi Nobel scientifici ha deciso di firmare il “Support Precision Agriculture” è perché considerano gli OGM come alimenti sicuri, ecologici e di importanza fondamentale per gli agricoltori più piccoli. Gli scienziati sono convinti che gli alimenti migliorati tramite le biotecnologie siano assolutamente sicuri e le loro critiche sono indirizzate a Greenpeace, l’associazione che ferocemente si oppone al Golden Rice, il riso arricchito di vitamina A con il potenziale per ridurre al minimo o addirittura eliminare la maggior parte dei decessi e delle malattie. Il “riso dorato” è una varietà di riso (Oryza sativa) prodotto attraverso ingegneria genetica in grado di sintetizzare il beta-carotene nelle parti commestibili dell’alimento. L’idea è quella di fornire in modo gratuito questo riso geneticamente modificato agli agricoltori poveri di tutto il mondo, così da garantire loro una produzione di cibo con un più alto apporto di vitamina A. La carenza di questo elemento nelle diete di molte popolazioni è la causa di morte che colpisce circa 250 milioni di individui nel mondo, 100 milioni dei quali sono bambini (circa il 40%). A fronte di tali statistiche, i cento firmatari accusano gli attivisti di Greenpeace di muovere un’opposizione contraddetta dai fatti e basata solamente su dogmi ed emozioni. Dopo aver analizzato la questione, Nicola Orazzini, in totale allineamento con il pensiero degli scienziati, propone un collegamento tra due gruppi di argomenti apparentemente lontani fra loro. Il primo gruppo comprende: il tema OGM; l’uso dell’energia nucleare, in particolare nei Paesi in via di sviluppo, in modo da rendere possibile a costi accessibili il dissalamento dell’acqua del mare per irrigare e rendere coltivabili terreni incolti; la disponibilità di farmaci di base, per troppi anni coperti da brevetti internazionali, a centinaia di milioni di persone povere; una campagna di vaccinazione per tutti i bambini dei Paesi poveri del mondo. Nel secondo gruppo: il fondamentalismo religioso, il terrorismo a base religiosa e la guerra per esportare la democrazia. Nicola Orazzini si chiede se si possa evitare che alcune centinaia di milioni di bambini debbano morire di fame per l’assenza dei farmaci di base, per la mancanza di vaccini che li proteggano da epidemie (alle nostre latitudini ormai dimenticate) e se questi bambini possano iniziare a leggere qualche libro e studiarne alcuni iniziando ad acquisire i rudimenti di un pensiero critico a base scientifica. Se qualcuno di essi possa esprimere il proprio potenziale per riuscire ad utilizzare le risorse delle proprie nazioni. Forse il modo migliore per esportare la democrazia sarebbe riuscire a salvare i bambini che muoiono di fame e a causa dell’assenza di farmaci di base. Il metodo più corretto di occuparsi dell’ambiente dovrebbe favorire la disponibilità di risorse elementari affinché le persone possano studiare, mentre per quanto riguarda l’accoglienza e l’integrazione bisognerebbe diffondere la cultura scientifica, ovvero l’unico scudo efficiente contro il fanatismo e l’oscurantismo religioso. Probabilmente la via migliore per difendere i diritti delle donne dovrebbe essere quella di rispettare le loro scelte dopo aver consentito loro di studiare e quindi decidere le proprie traiettorie di vita. A tal proposito, sarebbe opportuna una valutazione ponderata sul contesto in cui ci troviamo: siamo effettivamente in guerra? Si tratta di una guerra di religione? Serve una risposta militare agli attacchi subiti? La risposta più efficace al terrorismo internazionale potrebbe risiedere proprio nella questione del Golden Rice e quindi nel cominciare a nutrire queste popolazioni.

Nicola Orazzini: “Il principale obiettivo della politica economica? La piena occupazione”

Da molti anni l’Italia cresce poco (meno degli altri Paesi Europei) e non riesce a creare i posti di lavoro necessari a dare occupazione a tutti.

Più che continuare a discutere sulle cause e a ricercare i colpevoli, converrebbe esaminare i possibili rimedi. Potremmo, per iniziare, chiederci di quanto dobbiamo crescere per rendere credibile e raggiungibile l’obiettivo della piena occupazione.

La risposta chiama in causa la produttività del lavoro, intesa come quantità di produzione per addetto nell’unità di tempo considerata.

La produttività dipende dall’organizzazione del lavoro, dall’innovazione dei processi produttivi, dal tipo di materia prima utilizzata e da molti altri fattori. È chiaro che l’incremento di produttività non è identico per tutti i settori e non è uniforme nel tempi. Ci sono settori a forte incremento di produttività perché molto aperti all’innovazione (si pensi alla narrazione che si fa dell’Industria 4.0) e settori in cui gli incrementi di produttività sono molto bassi o nulli (si pensi ai servizi alla persona in cui esiste un rapporto strettamente personale tra il lavoratore ed il beneficiario delle sue prestazioni).

Prendendo spunto da un grave fatto di cronaca (disastro ferroviario in Puglia) viene anche da chiedersi come si inquadri la permanenza di una rete ferroviaria ad un solo binario, in cui non si capisce come possa non esistere un sistema di blocco automatico in caso di permanenza di convogli in direzione opposta, con i grandi temi della agenda digitale, della banda larga e del digital divide in generale. Forse la credibilità sui grandi progetti di trasformazione la si potrebbe conquistare iniziando con poco: un sistema di blocco o di semafori successivi innescato da un piccolo computer fisso.

Se in un’impresa quello che ieri veniva fatto da 100 operai viene fatto da 97 operai per effetto del progresso tecnologico, per mantenere l’occupazione occorre creare tre nuovi posti di lavoro, aumentando la produzione o diversificando le attività. Quindi, nell’esempio fatto, se la produttività media del sistema economico aumenta del 2% all’anno, occorrerebbero due punti percentuali di crescita solo per mantenere l’occupazione pre-esistente.

Ecco perché non ha senso applaudire alle variazioni di un decimo di punto. Non sono importanti se non per indicare una mutazione di segno o l’avvio di una tendenza. Ma quello che serve è poter programmare e mantenere un tasso di crescita superiore ai due punti per diversi anni.

Né si può immaginare di rinunciare alle innovazioni che apportano incrementi di produttività al solo scopo di mantenere l’occupazione. Sarebbe un suicidio: perderemmo competitività in un mercato ormai diventato sempre più connesso, integrato e globale.

Dobbiamo puntare senza sosta su ricerca e innovazione al fine di far crescere la produttività media del nostro sistema economico per sostenere la competizione globale e difendere il tasso di occupazione.

Di certo l’innovazione non può fermarsi anche se sarà necessario discutere sulla distribuzione dei benefici prodotti dal sistema.

Questo è il compito della politica. Della buona politica che saprà mettere al centro delle proprie riflessioni e dei propri programmi queste analisi. Quando saprà spiegare e rendere visibile la struttura della società e l’assetto del potere.